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Come Un Film Francese

Scritto da Paola Ferrero.

C’è sempre musica nelle parole: è onnipresente in ogni pagina, ben più che un semplice sfondo.

La si sente nello scricchiolio della ghiaia poco prima della fine, nei passi sulle strade illuminate dai lampioni; è presente nell’abbigliamento casual mai troppo casuale di Lea e delle sue amiche, nel viaggio in maggiolone verso un nulla che nulla era anche alla partenza.
C’è tutta la decadenza di una società schiava di marchi e apparenze, tronfia delle sue etichette e dei suoi cliché, priva di limiti eppure fortemente limitata. È una resa al mondo, alla fatica di vivere il proprio ruolo e il proprio sogno fino alla fine, con la mancanza di stupore e curiosità di chi ormai ha visto tutto. E ci sono protagonisti in balìa del loro mondo, confusi e prigionieri di istinti e delusioni, travolti dalla vita: antieroi assoluti, disillusi e distruttivi. Il professore, che cede alla crisi creativa quando raggiunge lo status cui ambiva da una vita, si veste di un cinismo rassegnato e si lascia vivere; Lea, che appare come angelo ribelle e ragazzina viziata, precoce in tutto e piena di talenti sprecati.
E poi l’Italia e la Francia della Costa Azzurra, con quella vita mondana a cui il professore mal si adatta; il viaggio di Lea, confusa e arrabbiata, senza meta e senza tempo. Infine Parigi, con il suo fascino intramontabile, approdo di entrambi in un modo o nell’altro. Il tutto, narrato a due voci. 

Non è una lista di ingredienti casuale, ma il pentagramma dell’ultima fatica letteraria di Roberto Saporito, la cui narrativa ha molto di musicale. Anzitutto il nitore della melodia. Quella dell’autore alle prese con il nuovo incarico di professore universitario, che si ritrova a insegnare scrittura creativa a giovani rampolli privi della sua passione per la letteratura, e che non leggeranno mai con la sua stessa fame di parole. Lui vive «di persone e cose che non esistono» se non nella sua mente, o in quella di chi gli somiglia, e vede in sé sintomi di sociopatia e la certezza di non piacere ai cani, e trova quiete nella carne giovane – e ricca – di Carlotta, una studentessa con l’ambizione di salvarlo e farlo tornare a scrivere. Lui, che pare seguire solo l’istinto, sopravvive ai suoi dubbi immergendosi dove può anche quando supera i limiti. Obbedisce senza troppa resistenza ai capricci delle giovani con cui si accompagna come trascinato dalla «parte sbagliata del corpo», atto di cui si ravvede solo all’ultimo istante. 
Quindi Lea, diciassettenne complicata e inquieta, in costante fuga verso qualcosa di ignoto. 
Ragazza facile, in apparenza per quel tipico moto di ribellione degli adolescenti, attenta al look quanto alla sua libertà. Orgogliosa della sua relazione col professore, offesa dal suo tradimento, presa da mille pensieri è «perplessa di fronte alle persone e al futuro». Ritrova una parte di sé che a lungo aveva represso – e ancora la spaventa – nel viaggio con l’amica Martina, senza riuscire a porsi un freno. Quel freno che nella teoria della lotta fra ragione ed istinto è la funzione della speranza. 

Tre tempi, tre emisferi: lui, lei, loro. Ognuno con il suo punto di vista, senza fronzoli o indugi. 
Descrizioni nitide e precise. Saporito usa l’ironia in modo impeccabile nel raccontare le ragioni di tutti senza innamorarsi dei propri personaggi, non concedendo loro il lusso della compassione. Si può sorridere nel leggere le impressioni del professore a lezione, ricordare la propria adolescenza turbolenta e confusa ma è difficile immedesimarsi, parteggiare per i protagonisti: li si osserva condurre le loro esistenze sino ad un finale inaspettato, come a volte sa essere la vita. Del resto, se ci si lascia vivere senza mai intervenire si perde l’opportunità di dare un senso alle azioni, ai gesti; se non si impara a riconoscere i limiti ci si concede ogni tipo di errore fino a quello fatale, per noi o per gli altri, ormai anestetizzati da una crudeltà a cui si è fatta l’abitudine. 

Un racconto chirurgico, misurato, la cui pulizia dello stile è il valore aggiunto. 
Mai banale né scontato, ricco di spunti e citazioni: Roberto Saporito riesce a raccontare un mondo intero in meno di centocinquanta pagine di musica, turbamenti, paesaggi ed empatie. Uno sguardo acuto sui difetti di una società intrisa di edonismo e narcisismo, tra falsi miti e una crisi culturale che ha la pretesa di ottenere ogni cosa senza sforzo e restare impunita davanti all’errore. Priva della consapevolezza che «le cose belle prima o poi finiscono, o trovi qualcuno che le fa finire».



Come Un Film Francese, di Roberto Saporito.
Del Vecchio Editore. Formelunghe, 2015