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L’armonia Spirituale della Danza Classica

Scritto da Valentina Ronda.

La danza classica è un mondo a sé che si distingue da tutti gli altri stili: a partire dalla musica su cui i ballerini ballano, fino alla precisione di ogni passo da loro eseguito.

I ballerini, nell’armonia della danza classica sono come farfalle, ciò significa che devono imparare a perfezionare i gesti e nel contempo farli risultare semplici e naturali.
In realtà, sudano le famose sette e più camicie per inscenare le coreografie. Per riuscirvi, oltre che ballare perfettamente, devono essere a loro agio nei corpi e nella mente, poiché devono diventare un tutt’uno con la musica. Il corpo segue lo slancio del cuore e al tempo stesso la mente segue l’esercizio imparato: sembra facile, in apparenza, ma ci sono ore e ore di esercizio dietro a coreografie così “banali”. La danza classica è un metodo per esprimere ciò che scrittori, musicisti o cantanti direbbero in modo diverso. Con la differenza che i ballerini non devono impiegare la fantasia per farlo, bensì trovare la sensibilità, il linguaggio del corpo e le espressioni corrette per trasmettere una storia scritta in precedenza.
L’armonia, e pertanto il fascino di questa arte, sta proprio nello stimolare con il corpo – che diviene in tutto e per tutto spirito – l’immaginazione degli spettatori.

Il giudizio sull’espressività di un ballerino è soggettivo. Lo studio dello stile classico comincia, per la maggior parte dei grandi interpreti, da bambini. Gli insegnanti spiegano minuziosamente i passi, la tecnica, perché la danza classica è in primo luogo perfezione.
Solo più avanti si insegna come muoversi correttamente, come esprimersi con il viso senza rovinare la perfezione dei passi, perché è molto più bella una coreografia con alcuni errori e colma di estro, piuttosto che una perfetta ma compiuta da ballerini incapaci di trasmettere null’altro se non freddi volteggi e figure, lezioni riviste e ripetute. 
Tant’è, tutti potremmo diventare abili ballerini, se bastasse conquistare la tecnica e la conoscenza dei passi, in modo da chiudere perfettamente una quinta posizione o fare un grand jete ampissimo, ma la danza non è solo questo. Pochi, infatti, riescono a diventare grandi interpreti, capaci di vivere sul palco e di far vivere in platea un’intensa gamma di emozioni, e anche se a qualcuno può non piacere la loro tecnica o la loro espressività, l’effetto del loro pathos esecutivo è comunque d’impatto e il parere sul singolo attore non è più soggettivo, ma oggettivo. Del resto un ballerino passa ore e ore ad esercitarsi su come e cosa trasmettere, acquisendo poi un metodo tutto suo, che può piacere o meno, ma che è innegabile una volta còlto nell’espressione del talento.

Se si esce da un teatro scossi per aver recepito un “qualcosa” anche inconsciamente significa che il ballerino, o i ballerini, hanno saputo portare il messaggio nonostante le eventuali imperfezioni dei passi. Per notare tutto ciò non serve essere un cultore o un maestro, basta solo stare attenti ai dettagli dei corpi e dei visi: alla smorfia sul viso di Odette quando muore, o il ghigno di scherno di Odile quando riesce a prendere in giro il principe. 
È qualcosa che va oltre il mestiere, oltre le ore, i giorni di esercizi tecnici alla sbarra, perché il dono di trasmettere una vicenda, una avventura o un dramma senza l’uso delle parole, è una sensibilità che non si può insegnare: la si può solo apprendere guardando dentro di sé. Pure i più grandi ballerini hanno ammesso che la potenza lirica dell’espressione si riesce ad acquisire solo con il tempo e con la totale immedesimazione nei personaggi interpretati. È la recita globale, e dove un attore del cinema ha dalla sua, appunto, la facoltà di parola, o per lo meno una mimica più vicina alle movenze abituali del quotidiano (pur nelle inclinazioni all’enfasi del ruolo, alle contorsioni di una gag comica o tragica come nel cinema muto), il ballerino deve trasmettere con i volteggi e le scene evocate dai passi, ogni tipo d’emozione. Mai come in questo caso la frase «mettersi nei panni del personaggio» calza tanto a pennello. 

L’artista deve essere sereno interiormente e a suo agio con il corpo, infatti c’è bisogno di sicurezza e di calma interiore per dare quel senso di pace agli spettatori durante il ballo, nonostante la fatica. E sì, bisogna controllare i propri dolori e nasconderli in modo che gli altri non li vedano. Ci vuole una gran dose di pazienza, che è un esercizio quanto mai sano: la sua pratica, unita alla passione, porta a uno stato di beatitudine. Le emozioni rivolte al pubblico, infatti, tornano tutte – ogni volta moltiplicate nell’energia – sul palco. È dunque una forma di poesia antica, pura, in quanto usa l’elemento base del corpo nella nudità dei suoi gesti, privo di orpelli e seduzioni linguistiche; e gli autori scrivono con un alfabeto fatto di passi qualcosa che forse, a parole, neppure si potrebbe raccontare. 

Purtroppo, la nicchia in cui sovente è chiusa la danza non la accosta all’opera poetica di Dante, Petrarca, o del Manzoni, che nessuno definisce banali, ma non è forse un’opera d’arte difficile da leggere in sé un quadro di Mirò o di Van Gogh? È, per giunta, parimenti soggettivo; solo, meno complesso per tutta un serie di implicazioni. Le medesime che viziano di giusta (e sana) libertà le opinioni, però oggettivamente non farebbero mai dire che i quadri di Picasso, al di là del gusto personale, siano degli scarabocchi.

Photo: The great italian dancer, by Claudia Dea (2017)

Comments

avatar Gabriella P.
+7
 
 
Finalmente una riflessione sulla danza, sul mondo del ballo attraverso una coreografia, capace di rappresentare un mondo e mille stati d'animo. Non è da tutti scriverne, perché troppi ne scrivono le identiche cose; questo articolo, per fortuna, no. Vuoi perché l'autrice danza anch'ella, vuoi per una sua sensibilità accentuata, ma ci sono note emotive preziose che non succede spesso di leggere. L'accostamento alle opere letterarie è la chicca, la perla nel guscio d'ostrica. Grazie (da una che danza la insegna da anni, e non saprebbe dire tanto bene certe cose).
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avatar Valentina Ronda
+2
 
 
Grazie a lei per le bellissime parole!
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avatar marco b. vercesi
+6
 
 
"la potenza lirica dell’espressione si riesce ad acquisire solo con il tempo e con la totale immedesimazione nei personaggi interpretati" è un concetto da mettere in cornice. non vale solo per gli attori, vale molto di più per i danzatori, che non hanno - come qui si osserva - la facoltà della parola.

quando si dice una riflessione necessaria.
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avatar Francesco Ricci
+4
 
 
Dicono che chi non danza, non sa cosa succede. Dopo aver letto questo pezzo lo capisco ancora di più.
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avatar emanuela d.
+3
 
 
vero. tutto vero.
inoltre l'osservazione fatta a proposito del gag nel cinema, dell'enfasi e della limitazione contro la quale la danza pone solo l'agitarsi - aggraziato e simbolico - dei corpi, la coordinazione e il 'disegno' che traccia nell'atmosfera con la coreografia, trovo sia di un'acume raro. era ora che qualcuno prendesse in considerazione la differenza. ok, la danza - specie quella classica - continuerà ad essere vista come esercizio di nicchia e come generico 'sport' per ragazzine; ma se chi non la pratica (e non l'avvicina) capisse metà di ciò che è scritto qui, non si fermerebbe solo davanti al grande schermo. ce n'è uno, di schermo, che tutti i giorni abbiamo la possibilità di ammirare: danzate, e il mondo sarà un palcoscenico di pace. interiore e fattuale, vivida, tra gli uomini!!
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avatar Eliana Angelini
+2
 
 
Come diceva quell'adagio? Ah sì: danzare in tempo di pace o in tempo di guerra, è come sputare in faccia al diavolo. Ecco, questo articolo chiarisce bene cosa intendeva Aggoune con quel pensiero. Molti non sanno il lavoro, il sacrificio che sta dietro la preparazione dei ballerini. Forse lo immaginano, ma insieme a quel sacrificio (buono, positivo, fatto volentieri) c'è tutto un reticolato di fili che si muovono e danno un suono bellissimo: il suono della pace interiore, del contatto con il sé più intimo, perché ciò che si porta in scena non è scena soltanto, ma verità. Visceralità. Come in un romanzo, i cui personaaggi si muovono in carne ed ossa davanti a noi.

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avatar ludovica
+2
 
 
Chi danza è un cantastorie che dà forma e un corpo solido, armonioso, alla fantasia.

Un pezzo bellissimo, complimenti.
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avatar Valentina Ronda
+2
 
 
Sono perfettamente d’accordo e spero tanto di averlo trasmesso nel giusto modo!
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avatar andrea cavalleri
+1
 
 
mi è piaciuta moltissimo la parte dove, per rendere meglio l'idea, si usa il motto 'mettersi nei panni di un altro'...... beh, chi danza lo fa più che altro in panni ridotti, leggeri..... e anche questo vuol dire molto: oltre al fatto di essere più liberi nei vari movimenti c'è uno spirito da mettere in contatto con l'aria, con il brivido e l'eccitazione del pubblico, con la struttura che lo sovrasta e che lo guarda volteggiare....... sì insomma, quel tipo di danza è liberazione ed è uno dei sentieri che porta alla armonia.
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avatar Marisa De Vincenzi
+1
 
 
A parte la foto di Bolle messa a piè d'articolo, a dir niente spettacolare, c'è tanta buona sostanza e un significato che è di rilievo, sul quale mi piacerebbe (se possibile) conoscere l'idea della prof. Ronda: la danza è pura metodologia del "learning by doing", ossia quanto di più vicino tra l'arte e la scienza. Quanto c'è di interazione fra il testo e la musica su cui si danza e quanto viene messo a tutti gli effetti dal danzatore? C'è un margine oltre il quale non bisogna spingersi?
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avatar daniele
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la danza -- soprattutto quella classica! -- è disciplina. una disciplina di sé che si riflette negli approcci alle cose. per questo è una forma di educazione, una delle più coinvolgenti e naturali.
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avatar camilla bianchi
+1
 
 
chi danza muove la propria anima, gli dà aria nuova, scarica le tossine e quieta i tumulti interiori, trasmette quel senso di fiducia e di calore che l'uomo, ogni uomo cerca attraverso le vibrazioni dell'essere.
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avatar s. barsanti
+1
 
 
si sente che l'autrice ha sperimentato sulla sua pelle la danza. potrei sbagliare, ma è quanto emerge dalle righe: sono... sono vissute, piene di un trasporto che solo chi si è addentrato nella pratica può trasmettere. congratulazioni
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avatar Valentina Ronda
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si, ho sperimentato sulla mia pelle l’emozione di ballare danza classica.
grazie mille!
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avatar Silvia S.
+1
 
 
La Vaganova diceva che la danza è un movimento che si dirige sempre in avanti, anche lei cambiava il modo di insegnare i movimenti stessi perché, come in ogni cosa, c’è una forma di evoluzione naturale. Guardare la danza, le sue evoluzioni, è guardare quelle del genere umano. Tutt'altro che una teoria ardita!! Grazie per questo scritto prezioso, che rileggerò e farò leggere ad allievi e studenti.
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avatar Valentina Ronda
+2
 
 
la ringrazio per la bellissime parole, perché è entusiasmante e appagante vedere i propri scritti condivisi con ragazzi di sedici anni, o meno, quindi della mia stessa età!
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avatar max forni
+2
 
 
cioè, scusi, anzi, scusa ....... tu hai sedici anni e scrivi in questo modo??
io a sedici anni scarabocchiavo appena il diario e a volte due giorni dopo non capivo nemmeno cos'avevo espresso. davvero da non credere: tutte le possibili congratulazioni a te e a chi ti ha cresciuta così e a chi ti ha dato l'occasione di pubblicare i tuoi pensieri. spero te ne diano di nuovo l'occasione.
meno male che esiste ancora una generazione che segue i passi dettati da chi, nel passato, li ha ben percorsi.
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avatar Valentina Ronda
+2
 
 
grazie mille per le belle parole!!
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avatar Enrica
+2
 
 
Ero già sorpresa dalla lettura (un argomento inusuale, che non si incontra spesso sulle riviste web importanti), ad apprendere la tua età lo sono doppiamente.
Pensavo a ciò che sottendi nell'articolo: se i movimenti del corpo non sono casuali ma finalizzati ad esprimere contenuti, sono un codice importante per la comprensione della cultura e della spiritualità dell’uomo. Niente di più realistico. Brava, senza mezzi termini, brava!!!
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avatar Valentina Ronda
+1
 
 
Grazie mille!
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avatar Maria Cornelia Carlessi
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La danza è eleganza, empatia, poesia, Eros, dolore, sacrificio ... tutto ben descritto da Valentina. Brava!
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avatar sabina bonecchi
+2
 
 
io sarò fuori dal coro ma dico che la danza classica non può essere confinata ai teatri e ai grandi eventi. l'errore di fondo è che a renderla 'di nicchia' è prima di tutto chi dovrebbe sostenerla: insegnanti, istituzioni, scuole di danza e ahimè di pensiero. invece è un'attività importante per lo sviluppo emotivo di chi la pratica. non è un esercizio facile né alla portata di tutti e questo è vero, ma chi non lo pratica lo osserva, lo guarda, e se guardandolo impara a viverlo, bè, anch'egli sarà trascinato nel gustoso gioco delle forze leggere.
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avatar Nicola
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Se posso, una noticina di dissenso. Allora: il balletto è un’arte in continua evoluzione che sa interpretare lo spirito del nostro tempo, e fin qui ci siamo, è un assunto forse stereotipato per quant'è ovvio. Però attenzione: la danza classica non deve dichiararsi "er mejo", non deve celebrarsi come l'unica forma d'arte assoluta. Ecco, io adoro ballare, ho sempre ballato e a tutti i livelli; trovo che dalla street dance alle danze latino americane, tutte le forme di ballo, anche le meno spettacolari (forse eccetto l'agitarsi sincopato della techno) abbiano momenti ed emozioni importanti da comunicare e da lasciare nel cuore degli artisti, come degli amatori semplici che le intraprendono. Detto ciò, capisco l'intento e apprezzo ogni contenuto. Se il ballo, come dicevo all'inizio, è evoluzione, anche chi lo interpreta e lo legge come una cartina tornasole dei tempi deve usare il medesimo metro di empatia. Ballare è meglio di qualunque terapia!
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avatar Valentina Ronda
+3
 
 
Ovviamente, sono anch’io convinta che ogni danza abbia i suoi pro e i suoi contro e che ovviamente non si può classicare quella classica la migliore di tutte.
In base alle mie conoscenze però posso parlare solo di questo stile, anche se ciò che è scritto si potrebbe estendere a tutti gli altri stili.
Con questo articolo volevo spiegare come la danza, rispetto a tutte le altri arti, sia spesso sottovalutata.
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avatar Nicola
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E infatti hai ragione da vendere. Sono il primo della lista a testimoniare tutto ciò. Mia figlia stessa la pratica e, non di rado, quando ne parla, la guardano come se uscisse dall'Ottocento. I motivi stanno negli approcci elitari che ancora condizionano il circo della danza, mi auguro che prima o poi se ne verrà a capo.
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avatar Valentina Ronda
+1
 
 
Tutti i ballerini o qualcuno che l’apprezza lo spera da sempre!!
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avatar Valentina Ronda
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Sicuramente, io ho parlato esclusivamente della danza classica perchè sono informata solo su quella, ma la mia riflessione è estendibile a tutti gli stili. Infatti l’articolo si incentra su fatto che l’arte del balletto è sempre stata sottovalutata rispetto a tutte le arti.
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avatar Lucia Gravina
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una riflessione istruttiva. Una cosa aggiungerei, che poi è una precisazione da praticanti di lungo corso: la danza classica non è come si pensa il punto più alto delle espressioni, nel ballo. Ve ne sono anche altre, degne di tutta attenzione. Invero molta della classica rimane chiusa agli stimoli esterni... e se da una parte è un bene per i puristi del genere, dall'altra è un rischio che condanna alla fissità, al "repetita" che non giova. La danza moderna ad esempio ha saputo sdoganarsi in maniera ben più adeguata, seguendo il corso dei tempi: nasce agli inizi del '900 grazie a Rudolf Laban e Mary Wigman non in antagonismo e non contro il balletto classico, ma come risposta ad esso, perché ritenuto troppo rigido e schematico. L’intento è la ricerca di una danza libera che valorizzi gesti e movimenti del corpo esprimendo in misura maggiore la personalità del ballerino a partire dalla naturalità. I movimenti della danza moderna infatti, pur se si avvalgono di improvvisazione, sono dettati da una grammatica rigorosa -- vedasi Horton, Limon, o il geniale Cunningham, e sono molto diverse dalla “danza libera” di Isadora Duncan. In esse si ravvisa la "ricerca di un corpo altro" tramite il proprio, ed è quel corpo altro che permette a chi la vive e a chi la osserva di percepire con forza inaudita tutte le forze che il ballo libera.
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