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L'Idea come Principio Evolutivo

Scritto da Alice Bottoni.

Per perseverare non è necessario riuscire, o almeno non da subito.

Persino l’aria che respiriamo sembra infonderci pessimismo, e dai telegiornali al vicino di casa che si attira magicamente ogni sciagura, veniamo trascinati sul fondo di un sentimento catastrofista che ci fa vedere solo le prospettive meno rosee del futuro.
Mio nonno soffriva la fame, il suo unico pasto giornaliero consisteva in un terzo di uovo sodo, e ancora oggi – vuoi per abitudine, vuoi per impostazione mentale o costituzione – i suoi pasti sono magri quanto lui; non lo cito come esempio per fare moralismo sulla scia del «pensa a chi sta peggio di te e sentiti fortunato», ma per riflettere su come l’asticella dei problemi all’interno della nostra società si sia alzata, in conseguenza dei cambiamenti in quelle necessità considerate “di base”. Di pari passo, si sono nettamente alzate di livello (purtroppo, quasi mai di qualità) le prestazioni che ci vengono richieste dall’esterno e/o imposte da noi stessi; il desiderio di non essere mai da meno e il timore di non essere all’altezza di un compito, in realtà tutt’altro che obbligatorio, causano un senso di inadeguatezza e un presentimento di insuccesso che stroncano sul nascere ogni possibilità di riuscita.
Posso dire, da studentessa universitaria, che questo sentimento appartiene sicuramente alla nostra generazione, e senza dubbio anche a quella di coloro che il lavoro di una vita se lo vedono togliere.

Ma non solo. Ogni giorno ci viene intimato di studiare di più, di fare di più altrimenti il lavoro, già posto come traguardo inarrivabile o come concessione da tenere stretta, ce lo possiamo sognare. Le richieste di certe aziende limano le nostre già esigue speranze: laurea magistrale, possibilmente master, massimo ventisei anni, almeno tre anni di esperienza nel settore, ottima conoscenza dell’inglese e di almeno un’altra lingua straniera, provetta conoscenza dei pacchetti Microsoft Office e Adobe & Co. Uno studente che al massimo ha fatto un Erasmus e lo stage curricolare non può che considerare lo studio – quasi interamente teorico, in tutte le università italiane – una perdita di tempo, tanto gli verrà richiesto sempre qualcosa in più di quello che sa. Inoltre quando (e se) avrà aggiunto i necessari anni di pratica, svolta in nero o magari sottopagata, al suo curriculum vitae, sarà già troppo vecchio.
Ammetto che non è assolutamente da folli pensarla così, io in primis ci sono cascata: non darti la pena di faticare, che tanto poi la meritocrazia nessuno sa più cos’è. Vero, ma solo in parte. Sappiamo tutti che le conoscenze aiutano, i lecchini ottengono, i truffatori salgono sul podio. Ma la verità che nessuno vuole dire, perché le notizie succulente sono sempre le più drammatiche, è che la meritocrazia esiste, bisogna solo attivarsi per cercarla. Esiste dopo che ci siamo rosi lo stomaco vedendo il figlio del tizio dal cognome importante superarci senza neanche troppo sforzo, dopo che abbiamo tollerato le ramanzine di un capo che del nostro lavoro sa poco o niente, dopo avere bussato a centinaia di porte col nostro pezzo di carta in mano.

Qual è allora la parola magica? A mio parere, è semplicemente idea. L’idea è l’arma più innocua e potente che abbiamo, e come tale va considerata. Non serve a nulla piantare un seme e sperare che per sorte favorevole degli dèi il giorno dopo ci spunti un baobab in giardino; non serve a nulla nemmeno piantare decine di semi e andarsi a fare la vacanza a Rodi nella speranza che ci pensi il cielo a bagnarli tutti i giorni, nonostante l’estate torrida.
Lo stesso impegno che richiede l’arte del giardinaggio va usato con le idee; non tutti i germogli riusciranno a raggiungere la superficie, come non vedremo concretizzarsi tutte le idee che ci sono passate per la testa, ma prendersene cura è già un primo passo per vederle crescere. In un mondo che è un mercato all’aperto, al coperto, super, iper, outlet, fisico, virtuale che sia, l’idea è quella – per restare in tema – “strategia” che può smuovere le acque dell’omologazione e condurre verso le strade della meritocrazia. Non tutti sono disinteressati alla buona riuscita di un lavoro: alcuni tengono ancora a ciò che fanno, e piuttosto che al successo di fama, ambiscono al successo di un progetto.
Fatico a comprendere le persone che, pur avendo un’idea, la cestinano immediatamente come qualcosa di cui «tanto non importerà a nessuno», o che non le danno la necessaria importanza, e si accontentano di ciò che il caso mette sul piatto e non ambiscono al miglioramento. Questione di carattere, certo, ma anche della nostra capacità di vincere uno sconforto costruito, mattoncino su mattoncino, da un esercito di disfattisti. È impossibile raccontare un sogno (un sogno ad occhi chiusi, s’intende), perché non ha una sua logica e le atmosfere ricordate non sono realmente descrivibili; ma questo è un caso estremo. Qualsiasi cosa venga elaborata dalla nostra mente è comunque difficile da trasmettere a parole: un discorso pensato sarà sempre di grado superiore a quello che riusciremo a pronunciare; la narrazione di una scena nella nostra mente non ci darà la stessa impressione una volta trasferita su carta. 

«Quando sono sdraiato nella mia poltrona e solo un tenue filo mi lega alla vita, con quale chiarezza descrivo nella mia riflessione, dettandoli all’inerzia, i paesaggi che non potrò mai narrare e le frasi che non scriverò mai! Scandisco periodi interi, perfetti in ogni loro parola; ascolto trame di drammi che esistono nella mia immaginazione, seguo verso per verso la scansione ritmica di interi poemi; [...] Ma se mi muovo dalla poltrona dove alimento queste sensazioni quasi perfette e mi siedo al tavolo per scriverle, le parole svaniscono, e i drammi si interrompono» scrive Fernando Pessoa, ne Il libro dell’inquietudine. E l’idea?
Se il nostro obiettivo è venderla bene a qualcuno, conterà la nostra capacità oratoria; ma il miglior modo per presentarla ritengo ancora che sia metterla in pratica: ho pensato questo, l’ho fatto e te lo spiattello in faccia; questo sono io, sono la mia idea, ho faticato per renderla concreta e il risultato è questo. Non è importante avere subito l’idea del secolo o farla piacere per forza: è imperfetta? Si può migliorare, si può pure disfare e ricostruire completamente. Le opportunità che ci vengono offerte sono molte e varie, ciò che conta è allenarsi nel trovarle (spesso quelle migliori non sono in bella vista) e impegnarsi nello sfruttarle. Dire «poi lo farò», o «interessante, ma non so», o ancora «non me la sento, non ce la posso fare, non ho voglia, tanto non vinco, tanto non ce la faccio...» è il primo passo per fare il gioco di chi desidera la nostra sconfitta. La nostra mancata evoluzione. 

Tentare non costa nulla, ed ogni piccola o grande sfida consente di mettersi di fronte alle proprie capacità e passioni, ai propri limiti, confrontarsi con la propria creatività – che, badate bene, non è propria solo dell’arte –, scoprire le proprie potenzialità. Un’offerta di lavoro o una opportunità all’estero? Un concorso? Una gara, o una piccola sfida? Di qualsiasi cosa si tratti, la miglior cosa è tentarla: male che vada, si potrà dire di avere provato, fatto esperienza. E perduto nulla. Avete in mente di scrivere un blog, lavorare su una nave da crociera, aprire un canale youtube o un bar, partecipare a un concorso fotografico, dare vita a un progetto, buttarvi nel mondo dell’arte? Tentate, tentate, e tentate ancora! La passione che ha originato l’idea sarà il motore più potente a vostra disposizione, e la determinazione il vostro miglior cuscinetto contro le delusioni; la fiducia in voi stessi e in ciò che fate sgombereranno il campo dai mal di pancia per le ingiustizie, la perseveranza vi farà arrivare – presto o tardi – a un traguardo. Ignorate chi cerca di demoralizzarvi: o è invidioso o è un inguaribile pessimista. Affrontate ogni intoppo: o è irrilevante o è in qualche modo superabile. Seguite la vostra passione; ogni volta che vi state allontanando da essa, immaginatevi in un futuro dove fate solo quello che non vi piace: tornerete sulla giusta strada. 

Per perseverare non è necessario riuscire. O almeno non da subito.

Comments

avatar Enrico
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L'idea è il motore del mondo. Senza idee e senza gente convinta di portare avanti, saremmo ancora all'età della pietra. Tutti gli scienziati del passato, dai perseguitati agli osteggiati, dai Galileo ai Pasteur, non avrebbero mosso un dito senza avere in cuor loro la filosofia di cui si parla in questa riflessione. Un articolo necessario.
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avatar laura
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"per perseverare non è necessario riuscire, o almeno non da subito" -- una frase da mettere in cornice, da farci un tatuaggio.
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avatar Enrico
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E' vero, Laura. Siamo noi a doverci impegnare per primi per cambiare ciò che non va. Siamo noi che dobbiamo farci sentire e provare a rimettere quei mattoni uno sopra l'altro, costruendo un futuro migliore. Se ci diranno che è un'illusione, proveremo lo stesso, perché il viaggio vale la pena intraprenderlo, stare fermi non porta da nessuna parte.
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avatar Alice Bottoni
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Grazie mille, Enrico! Condivido il tuo approfondimento: i grandi del passato sono riusciti a fare quel che hanno fatto perché hanno seguito il percorso dettato dalle loro idee, senza badare alle critiche (quelle non costruttive, ovviamente) e agli ostacoli creati da chi un'idea non sa nemmeno cosa sia. Grazie ancora.
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avatar Anita
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Che carino vedere un'autrice che ringrazia. In genere gli autori interagiscono poco. Comunque grazie a te (o a Lei, non sapendo usi ed età), per la bontà del contributo. Sarebbe da appendere nelle bacheche pubbliche, da insegnare a scuola, da diffondere nelle pubblicità, per fare una vera e sensata "pubblicità progresso".
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avatar Alice Bottoni
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Cara Anita, il bello del condividere ciò che si scrive è che ci sono sempre nuove possibilità di riflessione e confronto, uno stimolo per far nascere, appunto, nuove idee... quindi sono molto felice che questo Le / ti faccia piacere! PS Ho 23 anni, ma "a te" andrà benissimo anche per i prossimi 50!
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avatar luigi m.
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giusto. condivido parola per parola. ai giovani viene detto che hanno il futuro davanti, poi però si fa di tutto per levargli non solo le prospettive ma anche la realtà da sotto i piedi. abbiamo i politici, i manager, i dirigenti che parlano di una realtà che non esiste, vivono sull'isola che non c'è, vedono lavoro e benessere dove loro hanno creato il baratro e alle generazioni nuove danno la pala per continuare a scavare dicendo che è un mestiere onorevole, che bisogna accelerare e adeguarsi ai tempi... i tempi dei voucher, dei poletti, di quelli che al posto di vedere la trave nel loro occhio (il fascismo di renzi che taglia risorse e censura le notizie 'scomode' mandando squadre di finanzieri a setacciare la redazione dei giornali liberi che fanno ancora il gioco dei cittadini per cercargli le fonti e zittirli!!) cianciano sul fascismo delle spiagge e su apologie di reato da fumetto di serie zeta. centinaia di migliaia di giovani sono emigrati per cercare lavoro e altri sono pronti a farlo, però nessuno si dà una mossa anzi, dicono che quelli che sono andati via hanno fatto un favore allo stato. questo per capirci. dovremmo invece premiare chi persegue le idee, chi le difende ancora, chi ha uno spirito come alice che nonostante il macello dimostra di avere ben chiaro lo spirito con cui affrontare questa congiuntura temporale, che è in fondo una congiuntura che dura da quando l'umanità esiste, perché è propria degli squilibri di essa.
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avatar Alice Bottoni
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Ti ringrazio, Luigi, per questo commento più che vero! Purtroppo, come dici tu, fanno di tutto per levarci le prospettive e la realtà da sotto i piedi; credono forse che, una volta demoralizzati, ci adatteremo sempre alle ingiustizie che vengono spacciate per "legittime / giuste / oneste"? Ammetto che è difficile trovare la positività in tale contesto; è necessaria una forza che pian piano ci viene sottratta, ma l'importante è dare testimonianza di questa positività, in modo che anche altre persone possano trovarla.
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avatar luigi m.
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penso che chi scrive una riflessione così, sia di esempio non solo a parole. sono sicuro che anche nella vita concreta hai la stessa tenacia e porti avanti i princìpi in cui credi. servono i giovani come te: ne vedo tanti, anzi troppi scoraggiati, o all'opposto gente che tanto sa che qualcuno si darà da fare per loro e, perciò, si lasciano scivolare tutto addosso.
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avatar Pierangela M.
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Il principio di evoluzione passa attraverso l'idea. Portare avanti il "credo" che viene da questa è indice di buona volontà e di una determinazione che può rendere migliore il proprio status interiore e più civile la collettività. Sia santificato chi porta quel messaggio. Ringrazio la dott.ssa Bottoni per averlo ricordato. Lo ripeto anch'io ai miei studenti ogni giorno, ma non è mai abbastanza.
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avatar Alice Bottoni
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Grazie Pierangela per le belle parole (e per la dott.ssa!). Il ruolo dell'insegnante è molto difficile anche per questo, perché a volte bisogna cercare di trasmettere un pensiero opposto a quello predominante; se i mezzi di informazione mettessero in evidenza anche i successi, per voi sarebbe più semplice infondere coraggio negli studenti. Perciò grazie anche per aver preso questo impegno!
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avatar Pierangela M.
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L'impegno quotidiano è anche la lotta contro i disvalori inculcati dalle famiglie. I bambini e gli adolescenti sono con loro la maggior parte del tempo e, se è vero che molti dei miei colleghi non brillano per capacità di trasmissione (è doveroso riconoscere i limiti anche della mia categoria), gran parte della forma mentis si consolida in famiglia. Il nostro è un ruolo di educatori ma se non si creano le condizioni a monte, a valle il fiume arriva prosciugato da mille diramazioni.
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avatar Rossano
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Anticamente l'idea era un concetto filosofico di assoluto rispetto. Poi è subentrata l'ideologia, che ne ha inquinato l'essenza. L'ideologia è rigidità, l'idea è dinamismo. Per Platone la sede dell'idea era il cielo iperuranio, Parmenide la definiva poi l'unione tra il pensiero e l'essere. Ebbene, L'idea è il principio tramite il quale l'umanità si è evoluta - non sempre in bene, non sempre in male, ma comunque distaccata dallo stato primigenie - perché con l'idea vengono i valori etici, la lucidità dell'esperienza, la partecipazione, la capacità di impiegare le risorse non solo per sé ma per la collettività.
L'idea è la più preziosa delle formule che abbiamo (o che avremmo, vista la stasi attuale) per realizzarci.
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avatar Alex
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Un uomo è fatto dalle idee che ha. Uno privo di idee, o che non combatte o si mette in gioco per le sue idee non è un uomo, ma un vegetale.
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avatar Daniele G.
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Scritto e argomentato bene. Ai giovani, ma non soltanto a loro, serve riacquistare la dimensione del mettersi alla prova, del credere in quello che si fa. Se non ci si prova sempre e sempre, ad avere partita vinta saranno i soliti raccomandati, perché grazie alla rinuncia o al dire "tanto vuoi che vinca io?", o "tanto non sono in grado" si legittima la loro presenza. Sarebbe più proficuo dirsi: "Qualcuno deve riuscire, quello potrei anche essere io" e anche senza vincere necessariamente avremmo speso il tempo in maniera produttiva, accumulando esperienza, toccando con mano e non limitandoci a giudicare la casa stando a guardarla dalla strada.
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avatar Alice Bottoni
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"Qualcuno deve riuscire, quello potrei anche essere io": questa frase, caro Daniele, dovrebbe essere stampata sulla prima pagina di ogni libro scolastico che gli studenti prendono in mano. Crescere è difficile, se poi non si viene guidati e motivati a sufficienza, lo è ancora di più. Come ha detto Pierangela M. in un commento qui sopra, il ruolo dell'insegnante è quello di "educatore", .
Inoltre, come hai scritto tu, il tentativo è importante a prescindere dal risultato, perché l'esperienza di vita ha valore di per sé. Ti ringrazio per la riflessione.
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avatar raffaele
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eppure quanti ne conosco di quelli che rinunciano a tutto. per indolenza, per sfiducia... hanno migliaia di scuse pronte. non credo di essere l'unico. se faccio un 'sondaggio' tra i miei amici e i miei colleghi su 300 persone a cui chiederei di prendere parte a una sfida, una gara, un concorso, ne trovo a fatica due. ma non ne sono così sicuro. forse le ragazze se fosse un concorso di bellezza, dove non c'è da 'consumare energie mentali' :(
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avatar mad max
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raffaele hai centrato il problema!!!! chi ce lo fa fare di impegnarci?? l'impegno è fatica ...........
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avatar Fabiana
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Ogni tentativo mette davanti ai nostri limiti.
Chi ha paura di mostrare i suoi limiti ha paura di rendersene conto, e per orgoglio o per pigrizia resta fermo.
L'immobilità è quanto ha rovinato e rovina molta parte del nostro popolo. Siamo i primi per monumenti e per eredità culturale ma siamo gli ultimi a farne una ragione di vita e una di industria.
Se abbiamo dei limiti però, è utile capire dove arrivano e partire da lì per un viaggio più consapevole.
Sperimentare il limite è salute, è cosa buona, non è un dolore o un'umiliazione.
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avatar Marcello
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Se l'intento era una iniezione di fiducia bella solida, il traguardo è raggiunto. Questo si chiama motivare, portando anche esempi in prima persona.
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avatar Michelle
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I giovani italiani sono senza dubbio caratterizzati da un grande pessimismo circa il futuro: pochi trovano la forza di mettersi in gioco e il tasso di disoccupazione è molto elevato (secondo gli ultimi dati Istat il tasso di disoccupazione giovanile, ragazzi tra i 15 e i 24 anni, è del 40,1%).
A contribuire a questo stato d'animo sono senz'altro i vari media, che dipingono ogni giorno una situazione catastrofica senza offrire pero' idee o soluzioni per uscirne.
Personalmente, tendo ad essere pessimista quando si tratta del mio futuro ed è proprio quest'ansia che mi ha spinto ad andare in erasmus a Tallinn, in Estonia, uno di quei paesi nordici in cui tutto sembra funzionare alla perfezione e che recentemente è stata definita la "Sylicon Valle europea". Ebbene, in erasmus ho avuto la grande opportunità di cambiare punto di vista e di confrontarmi con persone di altri paesi.  E sapete cosa ho scoperto? Che finlandesi, tedeschi, austriaci, olandesi e francesi non sono così pessimisti, anzi, non lo sono affatto. Ovviamente non ho conosciuto tante persone da poter avere dei dati certi, ma sembrerebbe proprio che in questi paesi la crisi economica non ci sia o se non altro non sia cosi' grave come in Italia. Se sei bravo è praticamente sicuro che riuscirai a ottenere lavoro nel tuo campo di studi. Le esperienze ottenute al di fuori dell'università sono sempre apprezzate, ma non c'e' questa angoscia di accumulare più stage ed esperienze possibili. Non sono paesi conservatori come l'Italia, in cui ci vuole un lungo tasso di tempo ed energia per produrre un'innovazione.
Sicuramente ogni paese ha i suoi problemi e non è tutto oro quello che luccica, ma la mia impressione è stata che in questi paesi del Nord una buona idea venga premiata più facilmente.
Sicuramente chi ha grandi capacità e idee innovative prima o poi riuscirà ad arrivare anche in Italia, ma fuori c'e' un mondo da scoprire e forse vale la pena portare le proprie idee all'estero e tornare in Italia solo in un secondo momento. A mio parere è infatti un percorso più facile e veloce e che permette di crescere tantissimo.
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avatar Patrick
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Sono d'accordo con l'autrice e con il commento di Michelle. Tutto il mondo NON è paese, l'italia nella classifica dei paesi anti-meritocrat ici si piazza in cima. Anche in Cambogia se vali vieni premiato. Da noi ci sono mille ostacoli da saltare e se anche li salti tutti e impari a zompare come una cavalletta, quando arrivi alla méta trovi scritto occupato perché il nipote della cugina dello zio del custode del palazzo di un grand'uomo aveva le chiavi del paradiso. Così, chi si è preso il posto farà una vita tranquilla e si annoierà a morte perché può permetterselo e perché è probabile che quel lavoro immeritato non gli piacesse neanche tanto (se no l'avrebbe sudato e guadagnato da solo, invece farsi pilotare la carriera è più semplice e meno dispendioso), quello che si è fatto un mazzo tanto andrà a imparare a saltare altri tipi di ostacoli, trovandosi un allenamento da atleta ma sempre lo stesso pugno di mosche in tasca. Infatti in cento altri posti su centodue, ci sarà uno di quei signori con il passepartout, nei due che avanzano ci finirà qualche fortunello che per lo meno la buona sorte se l'è meritata. In quei casi il fortunello sarà di due tipi:
a) la fortuna della nazione, perché grazie alle sue competenze potrà portare avanti progetti, innovazioni, studi e tutto ciò che permette alla società o ai suoi servizi di avanzare ed eccellere;
b) la sciagura della categoria, perché gli verrà fatto capire -dai fannulloni e dai neghittosi e corrotti che popolano la struttura o l'ente in cui si è inserito- che non deve ribellarsi ma adeguarsi, o mostrerà a tutti che lui è il top mentre la massa batte la fiacca.
Inutile dire che il secondo caso è preponderante, rispecchia non meno del 90% dei casi. Casi che sono calcolati già su un miserrimo due per cento.
Anch'io ho studiato all'estero (USA) e sono stato in Europa per alcuni stage (Germania, Inghilterra) e se non ho avuto la fortuna di avere chi mi ha mantenuto gli studi, ho avuto quella di una grossa forza di volontà. Non mi sono mai arreso e ho bussato ad ogni porta, suonato ad ogni citofono, interpellato chiunque, partecipato a mille e più concorsi... senza ottenere che complimenti ma fini a se stessi. Appena mi sono spostato fuori Italia, al primo bando mi sono iscritto e non ho vinto, sono arrivato secondo, ma mi hanno preso in prova e poi fisso, in un centro di ricerca. In Italia ci torno a trovare la famiglia, ho un fratello che studia -secondo anno di Filosofia- e che anche lui ha in testa di smammare appena possibile. Il danno vero, irreparabile, sono le ISTITUZIONI, fatte interamente di inetti, gente completamente incapace di attivarsi sotto qualsiasi aspetto tranne quello della politica per sé. In quello siamo all'avanguardia, nessuno come noi sa vendersi bene. Peccato che in vendita ci sia uno Stato che è stato culla della cultura. Questo per dire come i giovani abbiano voglia e una sana fame di mettersi alla prova, ma l'umore generale sia disintegrato dalla realtà bruta dei fatti. Onore a chi sa insistere e nel suo insistere trova il capo della matassa.
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avatar Alice Bottoni
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Commento apprezzatissimo e analisi impeccabile. Le istituzioni italiane sembra che rimangano sempre allo stesso punto, senza avanzare, senza migliorare (e anzi direi che anche qualche passo indietro è stato fatto). L'Italia, come diceva Michelle, è un paese conservatore, il cambiamento è poco considerato... quindi comprendo il pessimismo (certamente giustificabile), ma è per questo che è necessario pensare positivo: tramite tutte le nostre idee il cambiamento potrebbe arrivare, neanche troppo tardi.
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avatar Patrick
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Al pensiero positivo sono incline, Alice, altrimenti mi sarei perso d'animo molto prima di tentare di farmi aprire qualche porta per quattro lunghi anni. Anche ora penso positivo per mio fratello e chi ho lasciato laggiù, ma devo essere anche realista e so bene qual è la realtà che c'è nel mio amato Paese. Spero che la vostra generazione (studi ancora, quindi sei in quella che precede la mia) riesca laddove noi abbiamo fallito.
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avatar Alice Bottoni
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Dopo la mia esperienza Erasmus, posso capire ciò che dici e lo condivido; anche in Scozia ci sono problemi di lavoro, ma le persone se ne preoccupano di meno (almeno, quelle che ho conosciuto io). Amo viaggiare e andare all'estero è un'esperienza indimenticabile; tuttavia ci sono persone che non ne hanno la possibilità per svariati motivi, quindi la soluzione sarebbe fare in modo che sia l'Italia ad aiutare chi ha voglia di fare e ha buone idee, dandogli opportunità e gratificazioni quando lavora bene; non dovrebbe, invece, essere la singola persona a sentirsi obbligata ad abbandonare il proprio paese. Se si ha l'opportunità, ad ogni modo, viaggiare è un modo meraviglioso per aprirsi al nuovo e venire in contatto con molti stimoli. Poi, però, è bello tornare a casa.
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avatar Patrick
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I problemi di lavoro ci sono ovunque sia arrivata l'ombra lunga della UE, la S.p.A. pro-Germania.
L'Italia ci si è buttata pensando che avrebbe potuto succhiare dalla pianta madre, invece la pianta madre si è rivelata un'edera parassita. I tedeschi ci hanno provato due volte a prendere l'Europa con le armi; non ci sono mai riusciti e allora lo stanno facendo coi soldi, coi mercati. E siccome i nostri governanti sono solo camerieri della suddetta UE, scodinzolano dietro a quei figuri facendo ciò che vogliono, infatti non fanno niente per dare alle eccellenze uno sbocco o una minima speranza. Le aziende che erano i fiori all'occhiello, appena è entrata la politica -coi sindacati e con i suoi faccendieri- sono andate in malora; le altre, stanno per essere o vendute a compratori stranieri, o definitivamente smembrate e chiuse. I responsabili li conosciamo tutti. Anche a me piace tornare a casa, vengo da una zona del bergamasco che è stata una delle ultime ad aprirsi alle contaminazioni, quindi ti lascio immaginare la forte identità territoriale, però credimi che anche a me farebbe piacere tornare a casa e restarci, costruire una vita là dove sono nato. Eppure non c'è modo, in Italia dovrei ricominciare tutto da capo e come me -perché non sono il solo- centinaia di migliaia di persone che hanno, a malincuore, abbandonato una terra che per prima li ha abbandonati.
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avatar Miriam
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Con la giusta tranquillità, mi accingo a risponderti...semplicemente condividendo il tutto. Un po' di sano "Siate affamati, siate folli!" d'un nostro predecessore ben noto ;) Grazie per la sferzata di energia, delicata Alice. E Pessoa credo aggiungerebbe il suo "In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia, e c’è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo." Sei stata il mio lucido risveglio di questa sera, cara, grazie ????
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avatar Alice Bottoni
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Grazie a te, Miriam, sei troppo gentile! Onorata di essere stata il tuo "lucido risveglio"... l'obiettivo è coinvolgere gli altri e quando questo avviene non posso che esserne felicissima!
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avatar Dario
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L'articolo intero e il commento, tra quelli qui sopra, di Patrick, andrebbero letti pubblicamente. L'articolo per dare forza a chi pensa che non valga la pena mettercene, il commento del sig. Patrick per far aprire gli occhi alla gente su chi abbia la colpa della sciagura che ci tocca vivere. Suvvia, un po' di coscienza, siamo matti a sufficienza per volere costruire qualcosa nella terra della truffa e dell'impunità, ma non abbiamo il pedigree giusto: ci mancano gli avvisi di garanzia. Tanto a quelli che «poi lo farò» non importa nulla e a quelli che «lo faccio ora, altrimenti quando?» importa poco di quelli a cui non importa nulla. La verità alla fine è quella che è stata descritta così bene ed è una sola, pardon, trattandosi di Italia, una sòla.
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avatar Sara G.
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Un articolo interessantissi mo.
L'idea è decisamente la chiave del progresso: mettersi alla prova non è mai sbagliato. Al di là del pessimismo che dilaga, di tutti quei "Ma perché dovrebbero scegliere proprio me?" (e ne so qualcosa, vuoi perché sono circondata da gente da 110 e lode, vuoi perché mi metto continuamente in discussione), una buona idea rende, e va perseguita!
Tant'è, mi viene da pensare, che oggi siamo nell'universo delle idee, ed avere quella giusta non è cosa da tutti.
Il clima italiano, a mio parere, sembra inoltre essere abbastanza restio ad abbandonare la tradizione in favore del nuovo; lasciamo stare poi, il discorso "meritrocazia".
Concordo su tutto quello che hai detto, ma forse, in un clima diverso, molti di noi sarebbero disposti a osare di più.
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avatar Michelle
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Avere quella giusta non è cosa da tutti": mi trovi d'accordissimo su questo punto, sono la prima a non sentirmi una creativa e non sento di poter partorire idee innovative nell'immediato futuro, però forse bisogna interpretare questo articolo in senso più ampio, come un invito a fare ciò che si vuole nella propria vita, che sia candidarsi per un posto di lavoro, fare del volontariato o seguire la propria passione qualunque essa sia. E' in queste piccole cose che anche noi non creativi dobbiamo lanciarci, senza dare sempre la colpa al sistema prima di provare e senza rimandare. Spero di non limitarmi a predicare bene e razzolare male perché nella pratica è molto difficile, soprattutto se poi subentrano i dilemmi esistenziali "che cosa voglio fare nella mia vita?".
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avatar andrea t.
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hai ragione michelle, bisogna provare tutto, altrimenti la strada sfuggirà sempre, o almeno non capiremo come e se avrebbe fatto per noi.
inoltre le idee vengono con la pratica, provando le cose, toccandole, vivendole. ha ragione alice bottoni: c'è da mettersi in gioco, perché il gioco siamo noi!!
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avatar Alice Bottoni
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Grazie, Sara! Come ha già risposto Michelle, l'invito è proprio quello di lasciarsi andare e inpegnarsi in ciò che si vuole fare nella vita, portando avanti le proprie idee (e i progetti, piccoli o grandi, in senso ampio), credendoci. Non pensare all'idea giusta, ma all'idea (di qualsiasi tipo essa sia) che sicuramente già hai.
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avatar Nicoletta
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Sono sempre una voce piccola, fuori dal coro (perchè non amo impormi e parlo poco, chi vuoi che mi senta?) e pure adesso vi leggo con curiosità crescente, zitta-zitta: il mio mondo è un gheriglio di noce. Ma ha quasi sempre il mare davanti, e almeno con lo sguardo mi fa andare lontano.
Ho poche cose in tasca, odorose e combattute. Capita che ni venga voglia di restare immobile e lasciarmi vivere. Ma mica ci credo per davvero: mi sorge quasi sempre un'idea e uno stupore nuovo, proprio quando mi ripiego in un angolo. E resto nel mio piccolo comunque, non sono così coraggiosa da osare alto. Non adesso.
Ma so cos'è l'entusiasmo: lo trovo anche qui, tra le tue parole, e respiro ancora. Non sarò nel giusto, ma che importa? quest'aria un po' arruffata mi sta bene addosso. Somiglia a quelle stesse idee che, per quanto buone, non riuscirò a vedere mai troppo composte e pettinate. Avranno sempre un po' di quel disordine creativo, pieno e pulito, che vedo anche in te.
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avatar Alice Bottoni
+1
 
 
Cara Nicoletta, leggendo il tuo commento sembra di leggere la pagina di un romanzo, di quelli che quando li chiudi ti lasciano ancora molto; dietro le tue parole vedo una storia affascinante e il tormento dei sentimenti. Grazie di aver condiviso ciò che pensi con questo assaggio di letteratura.
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avatar sandro
+3
 
 
la situazione italiana sgomenta, ma è sempre il momento giusto per seguire un'idea.
non è questione di essere pessimisti o positivi, ma di impegnarsi, anche ostinarsi, a portare a termine un progetto.
nessuno può spegnere le idee, solo chi non ci crede abbastanza è in grado di fermarle. se copernico o sabin o newton non si fossero spinti avanti anche contro il parere di tanti, o se einstein avesse abbandonato la fisica [in cui aveva un votaccio a scuola], il mondo sarebbe molto più povero.
le idee sono una luce che possiamo fissare senza paura di bruciarci la vista.
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avatar Tiziana
+1
 
 
Concetto bellissimo. Fa il paio con il principio che per perseverare non bisogna necessariamente riuscire subito.
Me lo domando da quando ho preso il diploma al liceo: perché abbiamo smesso di credere nelle idee? Chi ci ha sconfortato al tal punto? Non ci siamo solo fermati sulla riva del fiume aspettando di vedere passare il cadavere del nemico, ci siamo proprio dimenticati a casa, non siamo neppure andati al fiume!
Quand'ero ragazza mi domandavo come mai prendevo parte da sola alle iniziative della scuola e ai concorsi per diventare insegnante, facevo dieci colloqui al giorno e avevo idee che mi saltavano fuori a tutte le ore. Gli altri non capivano. Mi guardavano come una matta, una che non aveva deciso cosa fare da grande e allora provava tutto il provabile. Non capivano la mia sete di esperienza, di toccare il risultato delle mie idee. Oggi, da adulti, lo capiscono ancora meno. Forse è il risultato della congiuntura storica: il consumismo ha convinto la gente che i bisogni sono quelli fittizi, sono le scarpe firmate o lo smartphone ultimo release. Alcuni preferirebbero morire piuttosto che rinunciarci e il povero Darwin dovrà riscrivere la storia della giraffa dal collo lungo modificandola con la storia della donna col tacco 12 che, nel tentativo (difficile assai) di afferrare l'uva della volpe di Esopo -
dopo avere pianto lacrime calde davanti ai genitori e sedotto cento uomini per fino a trovare quello giusto per farsi comprare metà negozio - per selezione naturale si spezzerà le caviglie.
Non spezziamoci le idee, portiamole avanti.
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avatar valter
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un articolo che è una scarica di adrenalina pura!!!!
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avatar Carlo
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Alleluia, era ora che qualcuno celebrasse le idee e non le ideologie, come qualcuno ha osservato prima di me. Le idee sono il romanzo dell'umanità, le pagine più belle che tutti possiamo scrivere. Basterebbe seguirle. Seguite l'esempio di Alice!!
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avatar Enzo Sacchi
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Le idee non si esauriscono mai. Quando non hai più gambe, quando non hai più fiato, le idee ti restano. Lotta per le tue idee. Questo brano è un inno alla fiducia e alla caparbietà.
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