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Out Of Side

Scritto da C. Leonardi.

Fuori sede, e il titolo è già una dichiarazione.

Continuo a chiamare la struttura, sia essa ad ogni livello, scuola. Niente ateneo, o università, pure se sono i vocaboli più adatti alla mia realtà. Studio lontano da casa, dal guscio; ci vogliono ore per andare e rientrare. Parto che la luce non è ancora nata, e al rientro, specie nella breve stagione, ritrovo la stessa cortina di velluto. 
Esco finalmente da scuola, sembra quasi notte: in lontananza ancora una tonalità arancione rosata e un leggero spiraglio di luce in cielo, mi sono persa anche il tramonto.
Cammino verso la stazione per prendere il treno che mi riporti a casa, solito percorso di ogni giorno, ma c'è qualcosa di diverso: l'aria che respiro, i colori, i profumi, mi sembra tutto più familiare, mi sembra che questa città sia diventata la mia città. Non mi guardo intorno spaesata, ma con occhi diversi mi sento parte dell'insieme, della gente che cammina, di tutto ciò che mi circonda; mi sento nel posto giusto, apprezzo ogni singolo angolo e ogni scorcio di una viuzza secondaria. Una sensazione particolare, bella, non mi sento estranea ma sono perfettamente a mio agio. 

Solita stazione, solito pianoforte poggiato lì in mezzo e affollato di persone che si estraniano dalla frenesia quotidiana per ascoltare una melodia che quasi stona con i rumori tutt'intorno, pausa: una musica che avvolge dolcemente un'atmosfera contrapposta, di fretta, annunci di treni in partenza, in arrivo, un vociare di sottofondo: un ossimoro bellissimo. Davanti a quel pianoforte tutti rallentano, danno un'occhiata a chi è che con quelle dita fatate riesce a dar vita ad un suono così sublime, scappa un sorriso o una smorfia che fa capire che qualcosa dentro si smuove: anche il cuore più cupo non può rimanere immune alle note di un pianoforte. 

Alcuni riprendono con il cellulare, altri osservano soltanto, e poi via, la fretta senza senso riprende, gente che corre, che va a zig zag, come tante piccole formiche che si affannano per tornare al loro nido prima che faccia troppo tardi.
E così anch'io, come loro, mi lascio alle spalle una giornata e mi dirigo al binario del mio treno, ma oggi con un sorriso particolare, come se avessi conquistato qualcosa di nuovo, come se fossi andata un gradino più su. Not just another day. 

L’assenza è una fitta acustica 
sul rollio dei binari che mordono 
come denti 
l’orizzonte, e dal morso 
esce il sangue del domani, 
sostanza calda che cola sull’oggi 
e non lascia incustodito il presente. 

La copertina rigida 
della terra difende dalle cose dure 
e dall’agguato 
maldestro delle molli, perché non scappi 
una molecola fuori dal piatto 
delle attese: il banchetto dei ricordi 
senza vandali in agguato.