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Alessandro Magno: il Volto del Mistero

Scritto da G. Dal Sasso.

La figura di Alessandro Magno è una delle più affascinanti e famose del mondo antico.

Salito al trono della Macedonia a soli 20 anni, dopo la morte del padre Filippo II, tra il 336 ed il 323 a.C. conquistò un impero immenso che andava dalla Tracia all’Egitto, fino all’odierno Pakistan. Ma come lo immaginiamo un giovane re in grado di compiere un’impresa ai tempi considerata quasi divina?
Le fonti letterarie, redatte da storici e biografi facenti parte del suo seguito durante l'impresa di conquista, ci descrivono un uomo tozzo dalla capigliatura rossiccia e caratterizzato da un’evidente eterocromia delle iridi, ma le rappresentazioni artistiche lo dipingono in maniera diversa. Essendo stato considerato dai suoi contemporanei come una reincarnazione di Zeus/Annone (secondo la leggenda da lui incentivata, l’oracolo presente presso l’oasi egiziana dedicata al dio lo avrebbe riconosciuto come figlio divino) e discendente di Eracle e Achille, il principe viene spesso rappresentato con una leonthè – la pelle del leone Nemeo sconfitto da Eracle in una delle dodici fatiche dell'eroe – che gli copre il capo o gli ricade sulle spalle.

Sia nelle opere scultoree, sia in quelle figurative, Alessandro risulta essere un giovane eroe di una bellezza efebica, con riccioli biondi, che dalle fonti letterarie sappiamo tinti, uno sguardo profondo e il portamento da condottiero. Una delle più celebri figurazioni del suo volto è il mosaico pompeiano che riproduce la battaglia di Isso (333 a.C.), con il principe e i suoi uomini contrapposti all'esercito di Dario III di Persia. La sua carica, con la lancia in resta e in sella al cavallo Bucefalo, scatena il panico nelle fila nemiche e non ultimo in Dario, che viene raffigurato in fuga sul suo carro.

Un altro elemento tipico in alcune raffigurazioni risulta essere il diadema, ovvero una fascia di lana che gli cinge la fronte e rappresenta il diritto a regnare sul suo immenso impero, frutto della dinastia regale e divina da cui discende. L’amore e la stima dei suoi uomini viene manifestata nelle immagini equestri in cui il giovane re incede a cavallo con l’armatura completa che lo designa come grande comandante di eserciti, o nelle statue che lo ritraggono in posa eroica riprendendo il kuros, ossia il giovane efebo che spicca per la sua bellezza poco più che adolescenziale, sbarbato e con i ricci che cadono eleganti sulla fronte come nelle statue degli atleti olimpici dove si ripresenta il diadema.
La sola differenza sta nello sguardo, che in Alessandro Magno è quello di un uomo fatto, dedito alla conquista e capace di governare un impero enorme, destinato però a disgregarsi dopo la sua misteriosa morte.

Bisogna pure ricordare la numismatica, che ci trasmette un’immagine di Alessandro affiancato spesso dalla dea Nike, la quale gli ha permesso di raggiungere la fama e un così grande potere, per effetto dei quali talvolta porta una corona.
Perché, dunque, modificare l’immagine reale del sovrano?
Le ragioni possono essere diverse. In primo luogo, Alessandro è un grande esponente della cultura classica greca, che si caratterizza per la ricerca della perfezione che trascende dal realismo inteso in senso moderno: tutto ciò che è in qualche modo sgradevole viene omesso, o modificato, per ottenere un risultato il più possibile perfetto.
Alla base di questa scelta si trova il concetto di
kalokagathia, ossia la convinzione che a un aspetto estetico gradevole corrisponda un animo altrettanto gradevole. Del resto, in tutto il medioevo e nella cultura occidentale fino all’epoca più moderna, questo schema mentale rimarrà radicato al punto da influire nella vita sociale. Non ultimi, i riflessi sul mondo odierno, con il culto del ritocchino.
Da qui, probabilmente, la scelta degli artisti di corte di rappresentare un sovrano bello e forte che sappia, con la sua sola presenza, incutere rispetto e attirare la fiducia dei sudditi.

Guardando il volto di Alessandro, vi possiamo vedere tutte le caratteristiche implicite nei canoni estetici che seguiamo ancora oggi, e siamo portati a tralasciare l’aspetto eclettico del suo carattere che sappiamo irascibile, incline al bere e al gioco, grande amante di donne e giovani uomini, avventato e dispotico. Certo non i migliori talenti per un sovrano, ma Alessandro risultò sempre in grado di controllare la vita di corte e le continue congiure ordite in seno ad essa.
Lo studio del personaggio nel contesto storico e sociale di allora, e i parallelismi con l'attualità, sono una fonte preziosa per capirne sottigliezze delle quali neppure ci rendiamo conto, o che la maggior parte trascurerebbe.
L’archeologia non ha mai potuto concretamente indagare il vero aspetto dell'uomo, in quanto tra i misteri legati alla sua morte vi è anche il luogo della sua sepoltura. Ma forse, lo scopo della disciplina è appunto questo: cercare di districare la matassa dei segreti del passato e aiutare a gettare luce sul nostro presente.