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Cardiopoetica

Scritto da Ambra Dominici.

Quando ci si dedica alle parole si venera il silenzio.

Perfino quando si ascolta della musica lo si fa osservando lo spazio che riempie: qualunque pittore deve fare i conti con l’immensa tela bianca. Un poeta (ac)coglie le contraddizioni e comprende che sta tutto come il niente nel dubbio, e non nella scelta. 
Non puoi scegliere tra amore e odio, tra vecchiaia e gioventù, tra vita e morte e ogni poeta sa che nel mezzo non c’è nulla, perché non vi è uno spazio da misurare, ma una grande profondità in cui inabissarsi, e il bello della poesia è che non si esaurisce con il punto

Chi legge poesia non cerca risposte, dimostrazioni, strade maestre, ma vicoli e cigli sfaldati, fosse dentro cui scavare tanto a fondo da non sapere più come uscirne. 
Dita premute sul polso a constatare un palpito di vita, o un palpito di morte. Ecco la poesia. Nessuna diagnosi, solo un pulsare che cerca la corrispondenza di un altro pulsare. E le parole hanno la forma di mille bocche, e molte più mani, e non c’è lingua che le abbia girate a fondo, tanto da dire ciò che non può essere detto. 
Fare poesia è inevitabile. Scriverla, e poterla leggere, rivela il filo sottile che tutti ci attraversa, e a volte ci taglia e poi ci rammenda. Quanto silenzio amore mio, per una parola vera, e già nel titolo potremmo avere letto tutto, un verso, o un’unica poesia che invece si dispiega in tre autori che attraverso il silenzio, il dubbio e la parola prendono quel filo e ne fanno una corda, nuda, tesa al punto giusto.

Ensemble
sceglie bene i suoi autori, per cui sapevo di avere già tra le mani niente di banale, e quando ho cominciato a leggere, Fabio Appetito, Marco De Cave, Mariano Macale, i tre autori di questa raccolta, ho capito che si rafforzavano a vicenda, quasi come un'unica voce; li ho sentiti come confidenti più che poeti. Corrispondenze, assonanze di un sentire.

La sincerità dei versi che ho percorso in questo libro sembrava non un mormorio, ma un parlare aperto con la dovuta intimità. Ci si sente quasi privilegiati ad ascoltare il silenzio, il dubbio e la parola di questi tre autori. 

Vorrei citare un pezzo di ognuno, ma la paura è di togliere qualcosa al valore d'insieme di questo libro, all’atmosfera che pervade le pagine sin dal primo verso, come un mare immobile pieno di tempeste lontane, di resti di naufragi e viaggi, oggetti, frammenti, ricordi.
Ci si sente malinconici e in pace con la propria malinconia, come nostalgici di un bacio impacciato ma sincero e in ogni caso ci rimane qualcosa, e il pensiero che quel qualcosa sia andato a riempire uno spazio che – forse – non ci eravamo nemmeno accorti d’avere, e allora pensi a quanti spazi ci siano ancora, a quante stanze rimarranno vuote per un unico verso, e ringrazi che ci sia la poesia a farti sentire così, come quando si va a capo e ci sarebbero ancora tre quarti di una riga da riempire, eppure senti che lì non c’è più posto.