Affectus in Charta

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Del Creare e dei suoi Atti Emotivi

Scritto da Bianca Dall'Osto.

Archimede, Virgilio, Dante e Leonardo, non pensavano a sé come dei creativi. Il creare è sempre stato un atto associato ad un potere divino, a qualcosa di superiore ai limiti più o meno conosciuti degli esseri umani.
Vi erano le attitudini, la passione, il genio, il talento, ma la creatività come parola e come forma di espressione emotiva nel concreto entra nel lessico “ufficiale” solo agli inizi del secolo scorso, grazie alle ricerche freudiane sulla tipica facoltà della mente d'inventare, plasmare ciò che va oltre i confini dell'arte: «La creatività è un tentativo di risolvere un conflitto generato da varie pulsioni istintive biologiche non scaricate, tant'è i desideri insoddisfatti sono la forza motrice della fantasia, e alimentano i sogni notturni e quelli a occhi aperti». Per me, Bianca Dall'Osto, classe 1994, creare è sempre stata un'azione terapeutica. Già da piccola giocavo con il foglio creando storie, personaggi e situazioni per tenermi compagnia; oggi la mia penna mette su carta i sentimenti, i dubbi e le mancanze.
Fin da piccola il mio desiderio era quello di imparare ma, appena iniziata la scuola, ho capito che l'amore per il sapere è cosa privata, da coltivare autonomamente. Durante i miei studi, presso il Liceo Artistico di Brera, ho incontrato il mio secondo grande amore: la filosofia. Da allora, coltivo le passioni intrecciandole e facendole dialogare. Mi lascio ispirare dal mondo: un ricordo, una canzone, una poesia.

Sei il pretesto, non la causa;
il pensiero, non l’anima.
Le tue mani, immuni al mio oblio,
mi disorientano il sonno e
nella consolazione vuota di aver perduto i sogni, prego di non sognarti.
Ho acceso tutte le luci perché tu non venissi e sbarrato le mie porte perché tu non entrassi,
ma la mia mente è buia e non ha porte. Quindi accomodati pure al posto che ti spetta,
la cena è pronta.

(Augusta Castellano)